venerdì 29 novembre 2013

L'Italia degli americani

Buooooooooon pomeriggio, scusate la latitanza di questa settimana, sono stata un po' presa dal lavoro, ed è proprio questo da cui oggi prendo spunto. Per cominciare, riassumerò tutto in due parole. Ripetute due volte, per farvi comprendere meglio.
Mio Dio. MIO DIO.

Ho avuto a che fare con The Serpent's Disciple di Deborah Stevens, scrittrice statunitense che ambienta il romanzo in Italia, e la prima cosa che vorrei dire è FUGGITE, SCIOCCHI. O meglio, se volete farvi il sangue marcio come il mio, restate pure.
La trama è molto alla Dan Brown dei poveri, con cospirazioni, messaggi divini e messi del Signore. Viene presentato come un thriller, quando del genere ha veramente poco. La protagonista, come tutti gli altri personaggi, sembra sempre aspettare il consiglio divino anche per andare in bagno e, quando le viene comunicato che è la Prescelta e deve salvare il mondo da Satana, la sua risposta è «Sì, me lo immaginavo.» ...invidio la tua autostima, cara.
Ma questa è solo un'introduzione al romanzo, che in realtà racchiude qualcosa di molto più succulento per gli italiani, ossia una meravigliosa e soprattutto realistica ambientazione nel nostro Bel Paese.
La descrizione dei luoghi di Roma si svolge più o meno in questo modo: «Oh, andiamo a visitare il Colosseo che si trova tra Via Nicola Salvi, Via Celio Vibenna ed è perpendicolare con Via Labicana e Via Claudia!» Naturalmente in un delizioso misto di italiano e inglese da far accapponare la pelle. Insomma, su Google Maps trovate le stesse informazioni.
Però devo ammettere che ancora più bella è la visione che gli americani hanno degli italiani. Quanto ho riso (istericamente)! Fratello e sorella vanno in un ristorante e, dopo cena, la sorella ignara domanda al fratello «Cosa dici, prendiamo un cappuccino?» Non lo avesse mai fatto. Il fratello la aggredisce attaccando una solfa infinita sulle tre regole del mai con cui si riconoscono i turisti in Italia, che vi riassumerò: 
1) Gli italiani non ordinano mai il cappuccino dopo le 11: tutto ciò che contiene latte è considerato già un pasto a sé [n.d.a. forse non mi conoscono].
2) Mai ordinare un cappuccino dopo un pasto: è troppo calorico e costa quattro volte di più [n.d.a. a quanto pare gli italiani ladri sono un must].
3) Mai sedersi a tavola con un cappuccino: agli italiani piace in piedi [n.d.a. abbiamo le gambe forti, noi].
Terminando infine con un anatema contro sua sorella «Rompi le tre regole del cappuccino e sarà chiara la tua condizione di turista.»
A questo punto la sorella, terrorizzata, rinuncia al cappuccino.

Dopo questo saggio sull'importanza di non bere un cappuccino a cena, seppur un po' pomposo, ci si aspetta un'attenzione particolare alle usanze degli italiani. Quindi, mentre si dirigono a Pesaro lungo la A14, parlando mancano l'uscita, e come rimediare? Semplice: facendo un'inversione a U. Chi non farebbe un'inversione a U in autostrada? Scemi noi che non ci abbiamo mai pensato, uscendo banalmente al casello dopo per poi rientrare e prendere l'uscita giusta: non siamo abbastanza in.
Una volta arrivati nella città, i due fratelli rimangono molto colpiti (in modo positivo) dalla presenza a colazione di pezzi di parmigiano e dell'immancabile mascarpone da spalmare sulle brioches. Very good italian breakfast!

Se siete rimasti sconvolti o state ridendo o siete in preda a un raptus omicida, vi avverto che la situazione peggiorerà.
Probabilmente con l'intento di rendere più realistica l'ambientazione in Italia, la scrittrice decide di infilare ogni tre per due una frase o una parola in italiano, di cui vi porterò alcuni sublimi esempi.

1) «Ah, le capiscei l’italiano?» asked the proprietor of the shop.
   «Si, io capiscei l’italiano, ma no la sorella non capiscei l’italiano,» said Anthony nodding at his sister.

2) «You speak Italian, morte bien

3) «Mi perdonare, Father, they were the only clothes I find that fit you.»

4) «Si, avanti signore Anthony.»

Non c'è stata UNA volta in cui avesse l'accento; al posto di avanti per far entrare le persone, i personaggi dicevano entrare; le coniugazioni italiane non sono ovviamente il forte della scrittrice; nella 4) quell'avanti doveva essere un prego, poiché Anthony diceva di dover andare via, e ovviamente la signora Stevens non sa dell'esistenza di signor al posto di signore. Ultimo ma non ultimo, morte bien, che diventerà il nostro motto perché è troppo meraviglioso.

Per i PNE (sì, sono sempre loro la pietra dello scandalo) che staranno giustificando l'autrice poiché non italiana, e quindi non tenuta a conoscere l'italiano o le nostre usanze, rispondo con una scioccante verità: bisogna sempre scrivere di ciò che si conosce, perché al contrario si rischia di fare brutte figure. Tipo questa, che spero di avervi trasmesso con le poche informazioni che vi ho dato, ma che vi assicuro è stata pessima.

Vi lascio con una compilation di Urli di Wilhelm, poiché mi sembra molto adatta al terrore che trasmette questo stupro dell'Italia e dell'italiano.
Morte bien a tutti!


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