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venerdì 2 maggio 2014

La solitudine dei nomi propri #2 [Anime - Il ritorno]

Marrabbio arrabbiato (ohoh) perché
l'hanno chiamato Anacleto

Rieccomi con un argomento piuttosto adorato, quello del maltrattamento dei nomi propri negli anime. Mi è giunta l'ispirazione da Boing, che stavo guardando l'altra sera (23 anni e non sentirli), e che è passato da Hello Spank a Mila e Shiro a Lupin. Ho notato, con un certo inaspettato piacere, che alcuni anime hanno mantenuto i nomi giapponesi, per esempio Mila e Shiro, appunto, o cartoni decisamente per fasce di età più basse come Doraemon. Ma davvero mi chiamate MARTA Makoto, e la fidanza del protagonista di Doraemon resta SHIZUKA? Ma non temete, ho trovato altri anime pronti a darci delle gioie.

martedì 28 gennaio 2014

Italiano, questo sconosciuto

Dante moderno *
Ultimamente mi è capitato spesso di discutere coi miei amici della lingua italiana e in particolare di grammatica (sì, noi ci divertiamo così, che volete farci). Mi è sembrato un buono spunto per un post, quindi eccomi qui :D

venerdì 24 gennaio 2014

La solitudine dei nomi propri #1 [Anime]

Prima di tutto chiariamo una cosa: un anime è un cartone animato giapponese. Non pensate che sia l'anima pia di qualche bravo cristo volato in cielo, anime è il termine corretto per chiamare i cartoni animati giapponesi. In italiano è maschile, sia singolare che plurale: l'anime, gli anime. Un po' come il manga, i manga.

lunedì 23 dicembre 2013

Quando il film è più bello del libro #1 [Il canto di Natale]

Cari pagemasters, in occasione del Natale imminente ho pensato che un post a tema fosse d'obbligo, quindi oggi niente Orrori, solo una mia esperienza personale.

Ebbene, non è un fenomeno molto diffuso ma può capitare. Duole ammettere che a volte il film è più bello del libro.
Non so quanti di voi lo conoscano ma, se siete della mia generazione, sicuramente avrete visto il Canto di Natale di Topolino. E se l'avete visto non potete non amarlo.

venerdì 29 novembre 2013

L'Italia degli americani

Buooooooooon pomeriggio, scusate la latitanza di questa settimana, sono stata un po' presa dal lavoro, ed è proprio questo da cui oggi prendo spunto. Per cominciare, riassumerò tutto in due parole. Ripetute due volte, per farvi comprendere meglio.
Mio Dio. MIO DIO.

Ho avuto a che fare con The Serpent's Disciple di Deborah Stevens, scrittrice statunitense che ambienta il romanzo in Italia, e la prima cosa che vorrei dire è FUGGITE, SCIOCCHI. O meglio, se volete farvi il sangue marcio come il mio, restate pure.